UN DIRITTO NEGATO AI CITTADINI DELLA PROVINCIA DI COSENZA

 

COSTITUZIONE ITALIANA: ARTICOLO 32

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto e interesse della collettività e

garantisce cure gratuite agli indigenti”

 

UN DIRITTO NEGATO AI CITTADINI DELLA PROVINCIA DI COSENZA

5 GIUGNO 2018 – MOBILITAZIONE PROVINCIALE 

La situazione del servizio sanitario della nostra Provincia è al livello peggiore mai registrato, sia in termini di organizzazione che di qualità dei servizi offerti ai nostri concittadini, ai quali non sono garantiti i bisogni primari di salute, contravvenendo proprio al dettato costituzionale.

 

La CGIL sta proponendo da tempo un confronto a tutto campo con l’ASP, al fine di proporre ed individuare soluzioni ai problemi considerati di fondamentale importanza sia per i servizi di cura e di assistenza ai cittadini bisognosi, sia per le lavoratrici ed i lavoratori del settore. Si continua, invece, a vivere alla giornata, in un continuo rimbalzo di competenze e di responsabilità tra la struttura commissariale e la giunta regionale. Le scelte e le decisioni sono spesso improvvisate, a volte anche clientelari, con ricadute negative sul servizio pubblico che continua ad essere depotenziato. La sanità privata, che dovrebbe essere complementare ed integrativa al servizio pubblico, è sostitutiva in larga parte del territorio ed in mano a gruppi di potere, che spesso si muovono ai margini della legalità e senza alcuna trasparenza, che utilizzano strumentalmente il mantenimento dei livelli occupazionali per condizionare la gestione e la programmazione del servizio sanitario.

 

In questo contesto e per questi motivi per la Cgil è indispensabile che la sanità calabrese ritorni alla gestione ordinaria impegnando il Governo ad un riequilibrio della ripartizione del fondo sanitario nazionale fra le regioni ed assegnando alla Calabria le risorse spettanti per colmare le disuguaglianze venutesi a determinare a causa di politiche penalizzanti per le regioni meridionali. Per la Calabria è necessario che si ponga fine al Piano di Rientro in quanto la gestione commissariale, iniziata nel 2009, ha determinato un continuo decadimento delle condizioni del servizio sanitario regionale a danno, soprattutto, della Provincia di Cosenza. Così come non possiamo non denunciare l’immobilismo istituzionale, a partire dalla conferenza dei sindaci, che potrebbe esercitare un ruolo importante a tutela della salute dei cittadini della provincia.

 

L’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza – che è una delle più grandi d’Italia – ha un bacino di utenza che coincide con quella dell’intera Provincia e comprende 151 Comuni, molti dei quali piccoli e situati nelle aree interne, con gravi problemi di viabilità e scarsi collegamenti con i centri più grandi, dove quasi sempre sono allocate le strutture sanitarie, tanto più che si continua ad operare sulla scorta di un modello sanitario, ormai obsoleto, concentrato quasi esclusivamente sulla rete ospedaliera, che però nella nostra Provincia ha registrato la chiusura di diversi presidi ospedalieri ed il depotenziamento di altri, progressivamente spogliati di reparti, determinando l’implosione dell’Ospedale HUB dell’Annunziata di Cosenza e di tutto il sistema ospedaliero anche nelle aree del Tirreno, dello Ionio, del Pollino e di quelle di montagna e di confine.

 

Nel contempo, nulla è stato fatto per orientare il sistema sanitario verso la medicina del territorio, per affrontare e risolvere il problema delle liste di attesa che assume ogni giorno di più proporzioni indegne di una società civile, la differenziazione dei servizi, la domiciliarità e l’attenzione alla persona, la prevenzione nell’ottica di una sempre maggiore integrazione sociosanitaria, per cui tutte le aspettative di cura dei cittadini fanno riferimento alle strutture ospedaliere e di fatto il pronto soccorso è spesso se non quasi sempre l’unica risposta possibile, mentre l’ospedale dovrebbe essere il luogo di assistenza e cura dei malati acuti in un ambito di alta specializzazione.

Ma purtroppo nei territori non viene fornita alcuna prestazione in termini di servizi di cure primarie, incentrati cioè sulla medicina di base, la medicina specialistica, la diagnostica, i servizi domiciliari e le strutture di riabilitazione, in regime di continuità assistenziale, con un’organizzazione speculare dei Distretti Sanitari ed una piena, integrazione tra medicina di base, servizi di diagnostica e terapeutica di base e le Case della Salute. Anche queste ultime, nonostante siano trascorsi anni dalla loro istituzione, ancorché finanziate esistono solo sulla carta, ed è del tutto evidente a tutti che solo con il funzionamento di queste strutture si può sperare di far decollare l’assistenza territoriale. I Distretti Sanitari, che dovrebbero esercitare un ruolo di coordinamento, di integrazione, di organizzazione e di erogazione dei servizi, hanno sin qui assolto ad una funzione essenzialmente burocratica, per non parlare dei discutibili criteri con i quali gli stessi sono stati definiti.

 

Nel territorio provinciale si parla, da anni ormai, dell’adeguamento e dell’ammodernamento dei poli ospedalieri esistenti, di tutta la provincia, e della realizzazione di nuovi poli, ma il cantiere del nuovo Ospedale della Sibaritide, dopo anni di ritardi, procede al rilento senza che nulla si sappia sul progetto esecutivo, essendo stato appaltato solo uno stralcio dell’opera, e sui nosocomi esistenti riveliamo criticità, inefficienze e carenze strutturali. Ed ancora una volta, purtroppo, l’Ospedale Civile dell’Annunziata di Cosenza, ospedale regionale di riferimento, DEA di II livello e sede HUB regionale di riferimento degli ospedali SPOKE della Provincia, è il simbolo dell’inadeguatezza e dell’inefficienza, assolutamente non in linea con una moderna gestione di un ospedale pubblico e l’evoluzione della medicina. E mentre le istituzioni locali e regionali e le forze politiche continuano a confrontarsi esclusivamente sulla possibile ubicazione del nuovo nosocomio, l’Ospedale dell’Annunziata è al collasso e l’emblema è il reparto di Pronto Soccorso, sempre buon ultimo nelle graduatorie nazionali quanto a qualità e tempistica delle prestazioni, anche per la carenza di medici, paramedici, tecnici ed ausiliari che devono assistere e curare giornalmente centinaia se non migliaia di pazienti, che affluiscono dall’intero territorio provinciale.

 

La CGIL di Cosenza e la CGIL Pollino Sibaritide Tirreno nel ribadire la improcrastinabilità di un confronto serio con tutte le istituzione coinvolte, ritengono sia altresì necessario un coinvolgimento dei cittadini, delle associazioni, delle amministrazioni locali, con una mobilitazione generale della nostra Provincia a sostegno di una sanità rispondente ai bisogni dei cittadini e nel rispetto dei diritti di tutti gli operatori del settore. Ed è per questo che il prossimo 5 giugno, a partire dalle ore 9.00, un corteo si snoderà per le vie di Cosenza e da Piazza Zumbini arriverà fino alla sede dell’Azienda Sanitaria in Viale Alimena, dove la Segretaria Generale della Funzione Pubblica CGIL Serena Sorrentino concluderà la nostra manifestazione, per sostenere con forza il bisogno di buona sanità che si leva dai nostri territori e che non può essere ulteriormente disatteso.

 

Segretario Generale CGIL Cosenza                                                                                   

Umberto CALABRONE     

Segretario Generale CGIL Pollino Sibaritide Tirreno

Giuseppe GUIDO

 

                                                                                                                                   

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