CAMPI INVISIBILI: DOVE IL CAPORALATO CALPESTA I DIRITTI UMANI

Forse è solo un caso, ma restiamo convinti che la bravura delle forze dell’ordine e dei soccorsi ha impedito il rinnovarsi di una tragedia che, per numero di vittime, poteva essere ben più grave di quella di Amendolara.

Tutto è accaduto un paio di giorni fa nella baraccopoli di contrada Boscarello, siamo nel comune di Corigliano Rossano – zona di Schiavonea. L’incendio si è sviluppato in una delle tante “città” invisibili del Sud Italia, abitate da lavoratori extracomunitari proprio come i quattro braccianti arsi vivi ad Amendolara, “colpevoli” di aver richiesto il pagamento del salario a loro dovuto.

Nel rogo, uno degli “invisibili” è ricoverato a Brindisi e lotta tra la vita e la morte con ustioni su gran parte del corpo.

Dopo l’imponente manifestazione della Cgil del 6 giugno, che ha visto la partecipazione del segretario generale nazionale della nostra organizzazione Maurizio Landini, di numerosi esponenti del mondo politico e di tanta gente comune, ci siamo ripromessi di tornare sul luogo della strage, per tenere acceso il faro sulle questioni legate allo sfruttamento dei lavoratori, al caporalato ed al lavoro nero.

Il prossimo 4 luglio, infatti, parteciperemo ad Amendolara all’iniziativa sul tema del lavoro dignitoso organizzata dalla CEI calabrese e con monsignor Savino andremo a riflettere su quanto sia necessario, a queste latitudini, continuare a parlare dello sfruttamento dei lavoratori italiani e non.

A nostro avviso occorre rivendicare concreti ed urgenti interventi sul tema del lavoro, nei vari settori, che possano garantire il controllo serrato delle aziende irregolari, per il contrasto delle illegalità e degli interessi illeciti di chi sfrutta e sottomette i lavoratori. Chiederemo una task force per una vera accoglienza e per l’integrazione dei lavoratori immigrati, partendo dal pieno rispetto dei contratti di lavoro sino ad interventi decisi sul tema dei trasporti e delle politiche abitative.

Siamo consapevoli di quanto il fenomeno nella Sibaritide sia vasto (in termini numerici) e complesso da gestire. I “ghetti diffusi”, di cui la baraccopoli a Boscarello è l’emblema, fanno riflettere sull’urgenza di doversi dotare degli anticorpi legislativi e normativi necessari, nazionali, regionali e locali, per combattere la grave piaga dello sfruttamento umano.

Ai commenti di circostanza della politica, dopo i gravissimi episodi accaduti, siamo convinti occorre la concretezza di atti ed investimenti. La baraccopoli di Boscarello sta lì da tempo, almeno dall’amministrazione Geraci, e – in tutti questi lunghi anni – nulla o troppo poco è cambiato in termini di sottovalutazione e/o indifferenza. Ricordiamo che, all’epoca e con il supporto straordinario di Emergency, portammo un po’ di sollievo a quegli “invisibili” e denunciammo la gravissima situazione di degrado.

Oggi alle parole devono seguire fatti concreti, ben visibili e tempi esecutivi certi.

Non si può accettare una situazione di tale grave disagio perché lo sfruttamento dei lavoratori migranti, privati dei diritti umani fondamentali, trasforma il lavoro dignitoso in una moderna forma di schiavitù e caporalato.

Andrea Ferrone, Segretario generaleCGIL Pollino Sibaritide Tirreno

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